Un giudizio complessivamente positivo con la richiesta di alcune modifiche che vadano principalmente nella direzione di garantire massima trasparenza e tracciabilità. È questo in sintesi, il giudizio che lo scorso 27 ottobre Assindatcolf ha espresso di fronte alla Commissione Affari Sociali di Montecitorio in relazione al Disegno di Legge n°2561 recante “Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”, meglio conosciuto come Family Act. Due gli articoli che chiamano direttamente in causa il comparto domestico, il n°3 e il n°5. Nel primo caso il DdL dispone che venga previsto un contributo per le famiglie a copertura non solo del costo delle rette relative alla frequenza dei servizi educativi per l’infanzia ma anche per servizi di supporto presso le rispettive abitazioni per le famiglie con figli di età inferiore a sei anni. Oltre ad avere chiesto che venga specificato in modo inequivocabile il riferimento della babysitter, Assindatcolf ha chiesto che il contributo non sia unico, poiché le scuole e le babysitter non servizi alternativi bensì integrativi, soprattutto in quelle famiglie in cui entrambi i genitori sono lavoratori a tempo pieno. Quanto all’articolo 5, il DdL introduce “una percentuale di detraibilità o la deducibilità delle spese sostenute dal contribuente per dipendenti, assunti con contratto di lavoro subordinato, addetti ai servizi domestici e all’assistenza di familiari, tenendo conto dell’ISEE del nucleo familiare”. Assindatcolf, da sempre a favore della totale deduzione del costo del lavoro domestico, ha quindi ribadito la necessità di introdurre delle agevolazioni fiscali non legate all’ISEE, che facciano risparmiare tutte le famiglie e che aggrediscano il lavoro nero.
(“FAMILY ACT, ASSINDATCOLF AUDITA IN COMMISSIONE AFFARI SOCIALI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI”, Assindatcolf notizie n°3, ottobre-novembre-dicembre 2020).

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